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Cambiano i luoghi, ma il trucco è lo stesso

8 gennaio 2009 by: Renato

“Cambiano i luoghi, ma il trucco è lo stesso. C’è un pool che compra terreni, fonda una società e lancia un progetto sciistico, con un bel nome inventato da una società d’immagine. L’idea è nobile: “rilanciare zone depresse”, così chi fa obiezioni è bollato come nemico del progresso. A quel punto la mano pubblica entra nella gestione-impianti e finisce per controllare se stessa. Così il gioco è fatto. Il sindaco promette occupazione e viene rieletto: intanto parte l’assalto alla montagna. Per indovinare il seguito basta leggere la storia dei ruderi nel vento.”

Tanto riportava il giornalista Paolo Rumiz su Repubblica il 2 gennaio, e tanto che appena leggi questo articolo sugli impianti sciistici dismessi non puoi che fare un pensierino anche un po’ malizioso al Terminillo, soprattutto alla questione di Leonessa.

Come Verdi non possiamo che essere d’accordo con il giornalista, del resto parla di fatti concreti, certificati e reali, con i contributi di Legambiente; ma bisogna essere per forza maligni a pensare che la nostra montagna sarebbe potuta entrare un giorno nelle cronache tristi di una aggressione ambientale a scopo di lucro?

Per carità, niente calunnie, solo ingenue ipotesi da Verde fatta a voce alta alla luce della cronaca.

Certo alla luce di come sono andate le cose la voglia di dire che i Verdi avevano ragione c’è proprio tutta. Quel progetto non era fattibile e alla fine l’hanno capito bene anche gli abitanti di Leonessa che hanno bocciato sul campo quel referendum destinato a far transitare Leonessa in Umbria, dove, guarda caso, avevano già anticipato che anche li quel progetto non si sarebbe mai fatto.

Forse poi, viste le recenti dinamiche economiche con i simboli del neocapitalismo liberista rincorrere la tanto bistrattata protezione dello Stato, dovrebbe cominciare a finire anche da noi (perché guardate che altrove è finita ovunque) la convinzione che il privato sia una soluzione al rilancio dei territori.

Se questo è vero forse, diciamo ancora sommessamente forse, sarà il caso di cominciare a convincersi che delegare ad un qualsivoglia privato la gestione di una delle principali aree di pregio ambientali della nostra provincia è stata una idea a dir poco ingenua perché i privati, legittimamente difensori dei propri interessi, hanno in questi casi sviluppato alla grande il modello “oneri pubblici e guadagni privati”.

Di aspettare dieci anni per dire che ancora una volta avevamo ragione, non ci interessa. Oggi grazie soprattutto a noi Verdi e a tutto il centro sinistra si sono gettate le basi per realizzare qualcosa di serio a Leonessa. Rimodernamento degli impianti, scavalco e collegamento con Terminillo.
Su questo misureremo la reale capacità di investimento dei privati.
Che sia chiaro. Il territorio non è in svendita.

Leggi l’articolo su Repubblica

Renato Vidimari, Fed. Prov.le dei Verdi di Rieti.

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