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C’è modo e modo

24 dicembre 2008 by: Renato


Rimango incuriosito dalle risposte al sondaggio sulle antenne sul sito del vostro giornale “Rinunceresti al tuo telefono cellulare per eliminare le
antenne Umts?”.

Partiamo subito dal 10 per cento che risponde “non so”; verrebbe da
chiedersi: ma se non lo lo sai che rispondi a fare al sondaggio visto che partecipare è facoltativo ?

E invece penso che tale risposta nasconda la necessità e il desiderio di
essere meglio informati sull’inquinamento elettromagnetico, e allora ecco il mio invito a fare una visita sul nostro sito www.verdirieti.it per un
approfondimento dove ci sono dati sul potenziale di pericolosità, sul
decremento del valore degli immobili vicini alle antenne e tutte le
iniziative che dal 2002 abbiamo preso a Rieti facendo intervenire i più
autorevoli esperti in Italia come Guido Santonocito ed altri.

Il dati interessanti invece sono il 22,5 dei partecipanti che si dichiara
disposto a rinunciare al proprio cellulare pur di fare a meno delle antenne e il 67 e rotti per cento che non rinuncerebbero.

Sul primo dato escludo si tratti di concittadini di confessione Amish, cioè di persone che per scelta religiosa rinunciano alle tecnologie, addirittura all’energia elettrica, in quanto, non avrebbero potuto votare un sondaggio Internet proprio perché internet non ce l’hanno.

Improbabile pure che si tratti di persone che la rinuncia del telefonino
l’abbiano già fatta perché la domanda è appunto condizionale:
“rinunceresti?”.

Seriamente allora penso che il dato stia a significare che si, c’è la consapevolezza che l’inquinamento elettromagnetico è dannoso per la salute delle persone e degli esseri viventi in generale o quantomeno per il principio della cautela è meglio rinunciare piuttosto che rischiare.

Ma, più in generale, rinunciare a cosa? Non sappiamo più come dirlo noi Verdi: non siamo contrari ai cellulari. Siamo contrari alle tecnologie che si impiegano in Italia, e solo in Italia per utilizzarli.

Ed in più, il territorio è pressoché totalmente coperto dal servizio di
telefonia mobile che garantisce le classiche telefonate voce e i messaggini sms, quindi stiano tranquilli quelli che hanno il timore di non essere raggiunti dal segnale, anzi siamo disposti a sostenere l’installazione di antenne in quei micro spazi non coperti da segnali, ma non ce ne sarà bisogno; alle compagnie telefoniche non conviene coprirli e tenderanno a non farlo.

Forse varrà la pena chiedersi se: difronte al rischio della salute, si può rinunciare o quantomeno aspettare per utilizzare i servizi di tv, video
messaggi e videochiamate col cellulare ? Qui ognuno risponda come vuole,
anche se le stime parlano chiaro. L’affare è un grande bluff. Le persone che utilizzano questi servizi lo fanno per brevi periodi piuttosto per
curiosità. Insomma video chiamarsi è già una moda superata e non si capisce perché si debba riempire il territorio con migliaia di antenne.

Oppure, senza rinunciare a niente, si può ( anzi si deve) optare per quelle soluzioni tecnologiche già attuate anche nella nostra provincia che per esempio permettono di sostituire i tralicci con le microcelle ( noi Verdi in Sabina siamo stati pionieri e apprezzati per questo), scegliere con maggiore attenzione i siti dove vengono installate le antenne, e non ultimo, per l’Amministrazione Comunale, non fare cassa con le concessioni date alle compagnie telefoniche visto che il nostro comune è quello a maggior densità di antenne per telefonia mobile nel Lazio.

Chi volesse saperne di più sull’argomento può sempre fare una visita al
nostro sito www.verdirieti.it, di materiale ce ne è parecchio.

Mi chiedo quali sarebbero le intenzioni dei Reatini riproponendo le domande del sondaggio in modo più puntuale.

Una cosa certa è certa: la gestione della materia da parte del Comune nelle persone dell ‘Ass. all’Ambiente Boncompagni e del Sindaco Emili è sinonimo di schizofrenia e incapacità politica.

Forse sarebbe da porre altre domande. Del tipo. Sei contento di vivere nella città col più alto indice di antenne rispetto al territorio e alla popolazione?

Sei contento di vivere in una città dove l’assessore all’Ambiente, che per altro fa il medico nella vita, chiede alla ASL se le onde elettromagnetiche fanno male, quando dovrebbe sapere che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) non ha ancora portato a compimento le sue indagini epidemiologiche in proposito, ma in ogni caso indica una soglia di attenzione di 0,2 w/metro (quelle che siamo riusciti ad ottenere per Cantalupo per intenderci), a fronte di una legge nazionale ne stabilisce 6 volt/metro (dec. 381/98).

Chiedere ad enti come ARPA e ASL, che sono enti tecnici chiamati a far rispettare le regole, chiunque le faccia, se le antenne fanno male vuol dire prendere clamorosamente in giro i cittadini. Essi non potranno che rispondere che fino a 6volt/metro il tutto è perfettamente in regola. Noi mettiamo in discussione questa regola ed è tutt’altro il discorso da fare.

E un’altra domanda si potrebbe fare. Sei contento di vivere in una città dove si fa un regolamento sulle antenne all’indomani dell’uscita del decreto Gasparri che all’articolo 3 diceva espressamente che esso si applicava in “…in deroga a piani regolatori, piani di fabbricazione e
regolamenti comunali”, – questo è stato fatto a Rieti con tanto di voto
bipartisan – e non farlo nel 2006 quando i Verdi e centinaia di amministrazioni in Italia (quella di Rieti ovviamente non c’era) riescono a far dichiarare incostituzionale il decreto Gasparri.?

Questi sono i punti della questione elettrosmog a Rieti. Il resto è aria fritta.

Renato Vidimari, Fed. Prov.le dei Verdi di Rieti.

Rieti 23/12/08

Archiviato in: Elettrosmog
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