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IL DIAVOLO E L’ACQUA SANTA

27 gennaio 2009 by: Paola D'Ippolito

Qualche mese fa i media nazionali hanno riportato, al solito in maniera acritica, i passi fondamentali del lungo discorso tenuto da Benedetto XVI, rivolto ai partecipanti al 110° Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia.

Ogni essere umano, nato o non nato, sano o malato, possiede un valore incondizionato e la sua dignità esige un rispetto altrettanto incondizionato”.

L’introduzione del Santo Padre è sicuramente aderente ai miei principi di libertà ma da essi si discosta sempre più quando, dalla dichiarazione di principio scende all’analisi dei comportamenti “moralmente corretti” ed è limpido il monito che vuole lanciare.

Esistono certamente malati che la medicina è costretta a ritenere non guaribili, ma non esistono malati che vadano ritenuti non curabili, la cui sofferenza cioè non può essere alleviata.

” Mi domando: in che modo la sofferenza di una persona malata come WELBY poteva essere alleviata se non nell’unico modo da lui liberamente e coscientemente scelto?

Ma proseguiamo con le parole del Pontefice: “una legislazione invasiva può inporre procedure medicalmente non giustificate, perché attribuirebbe o al medico o al paziente poteri che loro non competono”.

E a chi competono questi poteri? Per un cattolico potrebbero essere esclusiva del Creatore, in quanto loro creature si rimettono alla sua volontà, e sarà lui a decidere per loro e per i medici. Ma per chi cattolico non è e non crede ad un creatore supremo, allora chi deve decidere per suo conto?

Il punto è che un paese civile, un paese in cui siano affermate le libertà individuali compresa quella religiosa, le regole della convivenza civile e quelle della coscienza individuale debbono per forza viaggiare su due binari separati, perché se così non è si introduce un conflitto permanente ed insanabile. Ecco perché alle parole del Papa e a quelle di ieri del cardinal Bagnasco e la ledono due volte, primo come uomini e secondo come professionisti, invece quale reazione? NESSUNA.

D’altronde in Italia si collezionano ipocrisie, si boicotta una legge come la “40″ sulla fecondazione assistita, tanto per fare un esempio di come la chiesa interferisce costantemente sulle nostre questioni, ma ci si trasferisce all’estero per praticarla.

Purtroppo le stesse persone che mi impediscono di portare avanti le mie scelte, sono quelle come le definisco io, che si battono in petto e predicano bene la domenica ma razzolano male il lunedi e non contenti vengono pure a dirmi: “tu sei sporca”, come è accaduto di sentirmi dire da un uomo di chiesa durante un volantinaggio a favore del referendum sulla fecondazione assistita.

Una domanda avrei voluto rivolgere al Papa nella sua bella conferenza dove non si sentiva volare una mosca, tra i tanti finti obiettori di coscienza che questo paese sforna a iosa: al Vaticano invece è sempre possibile entrare nelle nostre vite? E sempre riprendendo il discorso del Santo Padre, “è di competenza del medico concedere la corretta valutazione clinica del paziente” non vi sembra contraddittorio tutto questo? e allora perché non lasciamo fare al medico quello che è di sua competenza senza arrivare nei casi estremi ad un accanimento terapeutico che è deleterio per il paziente che lo subisce e per tutti coloro che gli sono vicini? Nel caso di Englaro ci si stà accanendo in maniera ideologica, e chi la “uccide” veramente ogni giorno e nella maniera più brutale, sono coloro che continuano a sparlare e a frenare la volontà della piccola Eluana e che andrebbero fermati, sono loro i veri responsabili di tanta sofferenza.

Pensiamo per un attimo alla battaglia che suo padre ha portato avanti con determinazione ma non senza incontrare ostacoli, gli ultimi di questi giorni e sotto gli occhi di tutti che non meritano neanche il mio commento. Il Pontefice o il Ministro tal dei tali, pensa davvero che queste scelte vengono fatte con tanta leggerezza? Chiunque lo pensi con tutto il rispetto per chi ha un pensiero che non è uguale al mio, non si è mai trovato a vivere tali situazioni ma a prescindere dal vivere o meno la sofferenza in prima persona, la cosa che ci dovrebbe far riflettere prima di tutto è il rispetto del pensiero altrui, dunque personalmente non posso prendere in considerazione quello che mi propone il Papa.

E’ piu forte evidentemente nel nostro bel paese il potere del Papa, più forte e potente delle scelte di un medico, della volontà di un malato e delle battaglie di un familiare di alleviare le sofferenze di una vita che in uno stato come quello di welby, Luana, Luca Coscioni, il padre del piccolo Tommi e di tanti altri a cui va tutta la mia solidarietà non è più vita ma” stato vegetativo persistente” che distrugge pure chi vive accanto al malato.

E’ a dir poco frustrante assistere ad un peggioramento delle condizioni della persona che ami specie se protratto nel tempo, all’impotenza di non poter fare nulla che possa ribaltare la situazione, ti distrugge il pensiero di quanta sordità e indifferenza hai intorno.

In ogni reportage sull’argomento non ho visto mai rivolgere un pensiero o fare una riflessione sull’assistenza dei familiari, sulle loro vite che si spengono a poco a poco. Sono molte le persone che combattono ma sono altrettante quelle che restano mute inascoltate, che cedono sotto il peso della sofferenza, del vedere il proprio caro in uno stato vegetativo e che finiscono anche loro per ammalarsi rassegnate.

E allora mi viene di urlare di unirmi a loro affinché la voce di ognuno diventi finalmente un coro, sono sicura che in un momento come questo dove se da una parte si è persa la fiducia nelle istituzioni, dall’altra c’è una grande voglia di riscatto e lo abbiamo visto nel mondo della scuola, ma dobbiamo protestare con costanza con convinzione, ognuno nella propria comunità senza paura, davanti ai tribunali, agli ospedali e perché no anche davanti ai sagrati delle chiese, e se ci riappropriamo di quel coraggio che per troppo tempo ci è mancato, si è assopito, allora forse riusciremo a far riprendere un po di sana coscienza a questo mondo.

Concludo dicendo che anche se qualcuno pensa che il tempo non si può fermarlo per trattenere la propria felicità, né affrettarlo affinché porti via il dolore, a me piace prendere la vita momento per momento, e se domani una grande sofferenza dovesse offuscare anche il più banale dei miei ricordi di una vita vissuta fino in fondo, Io voglio che si conservi intatto il mio libero arbitrio e che si rispetti la mia libertà di scegliere se vivere o morire. Ma questo voglio poterlo decidere subito, ADESSO.

Di Paola D’Ippolito, Verdi di Rieti

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